In effetti già dal 1992 provammo un centinaio
di tappi a base di silicone prodotti e utilizzati
fino ad allora solo negli Stati Uniti. Seguirono decine
di altre esperienze con campionature di tappi di produzione
sia nazionale che estera tutti ugualmente accompagnati
dalle convinzioni di fabbricanti sicuri di aver raggiunto
la perfezione.
I problemi riscontrati non erano tanto le cessioni indesiderate
di pur minimi sentori di "sintetico" quanto
l'incapacità di riprodurre le due grandi virtù
del sughero. E tralascio qui ogni riferimento all'impatto
estetico ed emotivo.
Dunque il sughero ha queste due fondamentali capacità:
a) mantiene l'elasticità e quindi la capacità
di conservare certi vini per 10/20 anche 30 anni
b) permette comunque una minima ma preziosa permeabilità
ai gas, cosa che consente ai vini importanti di maturare
lentamente in bottiglia.
Il rovescio della medaglia lo conosciamo tutti, in
particolare quando capita di incontrare il difetto
evidente, meno vistose sono invece le differenze che
si possono riscontrare stappando le bottiglie dopo
qualche anno dall'imbottigliamento e spesso anche
dopo alcuni mesi.
In realtà il sughero viene oggi estratto da alberi
mediamente più giovani e anche in zone dove non
si coltivava più da tempo: questo comporta molta
disomogeneità nelle doti fisiche-tecniche-sanitarie
delle varie partite; e nessun trattamento in fabbrica
può migliorarle.
Certo, ho conosciuto in Sardegna qualche personaggio
eccezionale che scegliendo da enormi cataste con occhi
mani naso attenti una plancia di sughero per volta fa
poi a mano un tappo dietro l'altro con maestria di altri
tempi arrivando a produrre 5-600 pezzi al giorno...
giusto quando riusciremo a fare dei magnum e un grande
vino rosso mi rivolgerò loro dato che ogni tappo
vale anzi vola abbondantemente sopra l'euro.
Urge invece risolvere la quotidianità. Tanto
più è preziosa e costosa una bottiglia
di vino tanto più è forte e legittima
l'aspettativa di un consumo gratificante. Ed è
sempre una grossa delusione, oltre al danno economico,
incocciare in un vino rovinato da un tappo sbagliato.
Che sia per la classica muffa, per ossidazione o per
gusti amari non cambia.
Tre anni fa il primo incontro con le chiusure della
Guala spa, una holding piemontese. Dico "chiusure"
perchè definire questo prodotto "tappo"
mi sembra un po' riduttivo. Anzi, per dirla con parole
loro, "Chiusura composita di qualità per
vini confezionati in vetro". In breve si tratta
di un telaio rigido e cavo in tecnopolimero lungo 45mm
(come un tappo medio), riempito e rivestito con altissima
precisione di un elastomero espanso, che termina nella
parte a contatto con il vino con uno "scudo"
in tecnopolimero chimicamente inerte ma con permeabilità
ai gas calibrata dopo molti anni di prove sui migliori
sugheri del mercato.
Si toglie con il comune cavatappi e, girandolo, si
può facilmente ritappare la bottiglia.
E' ancora poco diffuso in Italia, ma ha il suo mercato
più ricco in Francia, soprattutto a Bordeaux
e in Borgogna.
Forse non a tutti piacerà, emotivamente voglio
dire, ma dopo un centinaio di vini assaggiati alla
cieca in comparazione con gli stessi tappati a sughero,
posso dire che solo in due casi ho preferito quello
tradizionale, anche a tre anni dall'imbottigliamento.
E lo trovo pure bello.
Comunque, pur con queste premesse, non smetteremo
di verificare le varie alternative.
Franco Zanovello |
|
|
|
|