Come lavoriamo

Dalla buia cantinetta con il pavimento in terra battuta, le botti in doghe di castagno locale, dotata di una pigiatrice a manovella, un torchio a vite e qualche secchio di rame ancora in uso nel 1967, si è arrivati agli oltre 1000 m² della moderna cantina di oggi. 

Nulla di straordinario nella dotazione tecnica attuale, ma c'è la certezza che l'unica attrezzatura insostituibile è quella mentale: un lavoro si può fare con tanti mezzi diversi purché si conoscano bene la materia prima da lavorare e il risultato che si vuole ottenere.

L'attenzione è posta su tutto ciò che va a interagire con il vino, dall'impianto di lavorazione delicata delle uve, alle fermentazioni spontanee, alla scelta del legno per maturare i vini e anche per le lunghe macerazioni delle uve rosse più importanti.

Già, le uve. Se fare un buon vino è abbastanza facile, il difficile sta nel fare uva veramente buona (chissà perché si nominano troppo spesso gli enologi e quasi mai gli agronomi).

Fare uva buona non è solo piantare vigneti fitti, potare corto, concimare poco, eccetera. E' come andare a scuola tutti i giorni per tutti gli anni della propria attività ed essere bocciati ogni volta che non si studia abbastanza.

Le materie sono tante e gli insegnanti, le vigne, spesso ermetici.

Comunque vada dopo nove mesi di gioie e dolori si portano in cantina, coltivando i 25 ettari, dai 1300 ai 2000 quintali di uva complessivi nell'arco di 40-45 giorni di vendemmia.

Le vinificazioni sono svolte per partite singole, vigneto per vigneto, cercando di assecondare le naturali attitudini di ciascuno nel modo più semplice e naturale possibile. Spesso si fanno separate partite di poche casse, o anche pochi grappoli d'uva per capirne il reale valore.

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